Oggi in diverse città italiane si commemora la tragica ed
eroica battaglia di Nikolajewka avvenuta in Russia il 26
gennaio 1943 nella quale persero la vita decine di migliaia di soldati, in gran parte italiani ma anche tedeschi, ungheresi e romeni.
A Roma l’appuntamento è a Tomba di Nerone, nel Giardino dei Caduti e Dispersi in Russia, in via
Cassia 737. Dove ogni anno partecipano rappresentanti dei caduti, dei
dispersi e dei reduci di Russia, delle Forze Armate in servizio e in congedo,
delle Associazioni d’Arma.
La campagna di
Russia costituì un immenso olocausto per i soldati italiani mal equipaggiati ed
inviati a combattere in condizioni disperate. In quella battaglia di 78 anni fa ebbero un ruolo
determinante gli Alpini e il loro eroismo.
Questa tragedia italiana è stata ignorata per molto tempo. Soprattutto è
stata ignorata la storia dei prigionieri italiani: furono 60mila e
tornarono solo 10mila. Andrebbero inoltre ricordati i dispersi. I 73 cimiteri
di guerra italiani sono stati fatti distruggere da Stalin e
su di essi era stato costruito, offendendo i più elementari principi umani e
civili.
Molti libri raccontano di quelle pagine di storia e va almeno citato Giulio
Bedeschi, medico-scrittore, reduce di Russia, con il suo libro Centomila
gavette di ghiaccio. Una testimonianza altissima, di grande valore morale
oltre che letterario, è altresì Sergente nella neve di Mario
Rigoni Stern che fu sfamato dai russi durante la ritirata. Un’opera
particolarmente avvincente è il poema di Elia Marcelli (Roma 1915-1998). Egli
partecipa a quattro campagne di guerra come sottotenente di complemento:
Francia, Jugoslavia, fronte greco-albanese e Russia. Così nasce il poema Li Romani in Russia, scritto in dialetto
romanesco, che ricostruisce, con la forma tipica del genere epico, e cioè le
ottave classiche, la campagna di Russia
La perdita della
memoria storica porta ad un arretramento della civiltà, per questo bisogna ricordare le sue pagine anche, forse ancor di più, quelle dolorose.
0 commenti:
Trimiteți un comentariu